Banters: un’idea interessante ma una cattiva esecuzione. Poteva essere What’s App?

Banters

Quante volte vi è capitato di assistere ad uno scambio di battute memorabile con i vostri colleghi? O di sentire i vostri figli uscirsene con frasi degne di restare impresse negli annali famigliari? O ancora di avere un pensiero speciale e di volerlo condividere e commentare con gli amici? Perché collezionare solo fotografie e immagini di momenti magici e non le frasi più pregne di significato?

Lauren Leto e Patrick Moberg, nel 2010, hanno pensato e sviluppato una startup proprio per realizzare questo sogno: Banters. Grazie a questo sito, infatti, chiunque poteva pubblicare frasi e conversazioni sul web. Inizialmente il servizio si concentrava sugli SMS, ma rapidamente venne adattato per condividere anche chat, e-mail, tweet e molto altro, il tutto su una piattaforma utilizzabile sia su iPhone sia su sistemi Android. L’idea era sicuramente innovativa, ma nel maggio del 2012, con un post pubblicato sul proprio blog, Banters annunciò l’uscita dal mercato.

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Solyndra: l’epic fail della green energy a stelle e strisce

Solyndra Logo

“Solyndra aprirà la strada ad un futuro migliore e più prospero”

Questa era la dichiarazione di Barack Obama in visita al quartier generale di Solyndra il 26 maggio del 2010. Il presidente USA non sapeva ancora che, invece, era davanti ad uno dei più grandi epic fail della sua amministrazione, un caso che gli sarebbe potuto costare anche la rielezione.

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Chiude definitivamente I’m Watch, il primo smartwatch al mondo (e italiano)

I'm watch

Un anno fa avevamo profetizzato come, per la società italiana che produceva gli I’m watch, sarebbe stato molto difficile sopravvivere nel mercato degli smartwatch. Sia per l’alto livello competitivo sia, a nostro avviso, per diverse scelte non corrette da un punto di vista strategico e di business. E di prodotto.

Purtroppo proprio oggi dalle pagine del Corriere della Sera si apprende che la società ha definitivamente messo in cantina l’idea di continuare a sviluppare il proprio Smart Watch. Peccato! Non ci piace essere uccelli del malaugurio, ma la direzione ai nostri occhi era molto chiara.

Le cause? Certo, quando i tuoi concorrenti si chiamano Samsung, Motorola ed Apple la battaglia è dura.

Ma allora perché Pebble ce la sta facendo?

Pebble
Siamo comunque certi che i due giovani imprenditori troveranno la loro strada. A loro va il nostro più forte in bocca al lupo!

Kiko: quando da un fallimento nascono nuove idee e nuovi progetti, anche di successo

kiko

Capita, a volte, che una start up abbia un destino segnato fin dall’inizio perché l’idea di partenza, semplicemente, non è un granché. Capita anche che chi ha avuto questa idea abbia l’intuizione di chiudere prima che sia troppo tardi e, anzi, usare la fine di un’avventura per iniziarne un’altra con esito decisamente migliore. È il caso di Kiko.

Kiko nasce nel 2005 da un’idea di Justin Kan ed Emmet Shear, due imprenditori Internet conosciutisi durante gli studi a Yale, dove entrambi si sarebbero poi laureati. Il progetto consisteva nel creare un vero e proprio calendario on line, realizzato con Ajax, strumento messo a disposizione per codice javascript, facile da utilizzare e gratuito, che desse la possibilità di accedere da dispositivi mobili e di poter condividere i propri impegni con altri contatti. Insomma, tutte quelle cose che facciamo quotidianamente anche con Google Calendar. Continue reading

Bebo: da una valutazione di quasi 1 miliardo di $ al fallimento in solo 3 anni

Bebo - Social network inglese

Bebo deve il suo nome a quattro parole: Blog early, blog often… Ecco, diciamo pure che l’unica cosa che è successa “often” a questa startup è stata essere venduta e ricomprata! Sarà Il troppo frequente cambio di dirigenza o, ancora una volta, la mancanza di originalità, in ogni caso anche Bebo si è visto costretto a presentare istanza di fallimento secondo il Chapter 11. Cosa è mai successo a questo social network che solo qualche anno fa contava 40 milioni di utenti? Scopriamolo insieme.

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SpiralFrog: l’anti iTunes? Ma vah, 40 milioni di $ bruciati in 4 anni!

SpiralFrog

Rimango sempre impressionato e stupito quando leggo  degli enormi finanziamenti che certe aziende riescono a raccogliere.

In questa realtà oltre 40 milioni di dollari raccolti tra prestiti e finanziamenti. Tutti bruciati in soli quattro anni di vita. Da potenziale killer di itunes a vittima di una faida interna: così può essere sintetizzata la storia di SpiralFrog.

Questa startup, con sede a New York, venne lanciata da Joe Mohen nel mercato statunitense e canadese nel 2007 con un obiettivo: fornire un servizio di download di musica, legale e gratuito, supportato dalla pubblicità sotto forma di banner. Il suo utilizzo era soggetto a delle restrizioni; i brani scaricati, infatti, erano DRM-protected, potevano, cioè, essere ascoltati solamente sul pc dell’utente che aveva fatto il download, non erano riproducibili su nessun altro dispositivo e non si potevano masterizzare. Per continuare ad usufruire di SpiralFrog, si doveva visitare il sito e scaricare una canzone almeno una volta ogni 60 giorni. I brani, inoltre, erano disponibili “a tempo determinato” per un massimo di due mesi.

Frog

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Imprenditori seriali? Tanti successi ma…. anche flop clamorosi

Alice.com bankrupt

Nameprotect, Jellyfish, BizFilings. No, non sto dicendo parole a caso, sto solo elencando alcune delle startup create e poi vendute da Brian Wiegand, un personaggio da manuale che potremmo quasi definire un “imprenditore seriale”. A questa lista di società si sarebbe dovuta aggiungere anche Alice.com, una piattaforma di vendita al dettaglio di prodotti per la casa. Questa volta, però, la ricetta del successo di Wiegand non ha funzionato e la startup è fallita. Vediamo il perché.

Alice

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